Inaspettata, come una pioggia in una giornata di solleone, arriva una mail con cui le operatrici e formatrici della FCEI ci invitano a partecipare a questo evento.
Che meraviglia, ho subito pensato, che occasione, che opportunità incredibile!
Non ho avuto dubbi, avrei accettato l’invito. Andare a Bruxelles dove avrei incontrato un centinaio di operatori, volontari provenienti da tutta Europa costituiva nei miei pensieri una logica conseguenza e completamento al mio percorso iniziato oltre 10 anni fa quando iniziai ad interessarmi al progetto Mediterranean Hope e per il quale mi sono recata in Sicilia per 4 mesi come volontaria ad operare coi Corridoi Umanitari.
Sentirsi parte di un progetto più ampio, sentire che tante, tantissime persone sono impegnate come te nell’accoglienza e assistenza a stranieri migranti e rifugiati, è stata una sensazione incoraggiante, capire che non si è soli, che le tue fatiche sono condivise, che posso confrontarmi, imparare dagli altri, scambiare esperienze.
La conferenza ha inizialmente celebrato i 10 anni di attività della Community costituitasi nel 2015, descrivendola come una forza che combatte per una società più giusta e accogliente Si sono toccati molti punti cruciali delle politiche di accoglienza, ed individuati 3 fondamentali obiettivi:
ingaggiare nuovi attori e rafforzare i territori
rafforzare la capacità di fare rete e fornire formazione
rafforzare il network degli operatori della Community ed il coordinamento di percorsi legali di accoglienza a vari livelli, locali,regionali, nazionale ed europei.
E’ emersa peraltro la consapevolezza che il contesto in cui si opera è complicato ed in certi casi avverso. In particolare i cambiamenti politici dei singoli governi dei paesi UE non consentono la messa in atto di una politica adeguata e di metodo su questi temi.
Altro aspetto di criticità è rappresentato dalla assoluta carenza di alloggi da mettere a disposizione dei rifugiati. Quindi questa Comunità va difesa proprio per contrastare politiche ostili. Ogni persona, ogni comunità che viene attivata costituiscono motivo di orgoglio e atti di resistenza.
Le testimonianze dei rifugiati accolti nella Community hanno ribadito il valore di un’accoglienza strutturata ed organizzata che è fondamentale nella fase di primo approdo nel paese di arrivo. “Guida” è la parola chiave per chi arriva, comprensibilmente disorientato.
In tutti loro ho colto un senso di gratitudine, persone che hanno perso molto o tutto e che a loro volta poi si sono messi in gioco per aiutare coloro che sarebbero arrivati dopo di loro! Per una di loro, volontaria che lavora per gli immigrati come medico dentista, è questione esistenziale tornare a far parte di una società/comunità e poter a sua volta dedicarsi all’altro. Questa è stata una lezione di vita, per noi che invece abbiamo tutto, e non conosciamo il disorientamento e la perdita.
Il workshop con altri operatori italiani è stato molto interessante, ho conosciuto persone che dal nulla hanno creato sistemi virtuosi di accoglienza, come Matteo e Annalisa che in una cascina hanno messo a disposizione un appartamento ed hanno dato rifugio a tantissimi richiedenti asilo, persone di buona volontà che non hanno fatto calcoli, hanno agito punto e basta, davanti ad un bisogno dell'altro, un inno alle buone pratiche e alla resilienza, ad agire ed aiutare, semplicemente perché questo ci viene chiesto con urgenza.
Infine partecipare alla Convention è stata anche l’occasione per conoscere di persona le nostre formatrici e questo ha rafforzato il nostro legame di fiducia e collaborazione che sicuramente porterà frutto e nuove conoscenze.